Il mio primo parto!

Il parto è l’unico appuntamento al buio dove sei sicura che incontrerai l’amore della tua vita.

E così è stato!

9 mesi ad immaginare come sarebbe stato il mio primo parto, il giorno in cui avrei visto per la prima volta Christian. Guardavo spesso programmi televisivi come “16 anni incinta” e cercavo addirittura video su internet. Non era il parto in sè a spaventarmi ma ad ogni trasmissione e video che guardavo finivo per piangere, forse non per la paura ma le emozioni che trasmettevano quelle donne a stringere per la prima volta il loro bambino.
Sono arrivata a 40 settimane, il 27 marzo 2016, il giorno della scadenza. Ma nulla accade e come ogni mamma sono impaziente di conoscere quel piccolo miracolo della vita. Passavo giornate intere seduta sul divano “ad attendere quel famoso momento”.

Prenoto il tracciato per venerdì 1 aprile (40+6) in prima mattinata per controllare la situazione. La sera precedente a dire la verità ero abbastanza tranquilla, mi faccio una doccia, preparo alcune cose per il giorno dopo e mi addormento insieme a mio marito abbracciando quella pancia, come ogni sera. Certo che non mi sarei aspettata che da lì a poco tutto sarebbe cambiato.

Alle 2 di notte mi sveglio di soprassalto con i famosi (finalmente) dolori.. Ecco, saranno queste le rinomate contrazioni? Aspetto ancora un po’ e vedendo che si ripetevano in maniera sempre più ravvicinata e sempre più forti decido di chiamare mio marito (quasi imbarazzata, non chiedetemi il perché). Lui molto felice ed entusiasta mi dice che non vedeva l’ora e che finalmente il grande giorno era arrivato. Ricordo di avergli detto che le contrazioni erano arrivate ed anche se stavano aumentando riuscivo a controllarle, che magari avevo una soglia di dolore alta e che ce l’avrei fatta! (che ingenua!!!). Ero totalmente inconsapevole di cosa stava per accadere.

Arriviamo in ospedale dopo qualche ora e mi fanno subito il tracciato. Le contrazioni c’erano ma non così forti da portarmi in sala parto. Mi invitano ad andare in camera. Ero tranquilla, ricordo perfettamente che sorridevo, mio marito si divertiva a fotografare ancora la pancia. A volte mi veniva da piangere dal dolore ma poi passava… Sembra poi che il tempo rallenti ed in effetti così è stato… Arriva il pomeriggio e pare che le contrazioni siano sparite.. Ogni tanto mi facevano il tracciato e visto che era quasi tutto fermo allora si decide per l’induzione… Avevo perso il tappo da più di 12 ore e quindi non c’era da aspettare, poche ore passano che tutto ricomincia, il dolore era davvero insopportabile. Stringevo la mano di mio marito che non mi aveva mai abbandonato nonostante avessimo già superato le 24 ore svegli. Avevo bisogno di lui, e non mi lascia un’ istante. Le ostetriche mi consigliano di fare diverse docce, il dolore era forte, continuavano a passare le ore ed io non mi dilatavo, volevo piangere. Sono le 5 del mattino del 2 aprile dopo l’ennesimo tracciato e l’ennesima doccia mi sento dire (finalmente) che si poteva andare in sala parto che ero dilatata di 3 cm.

Non so quanto tempo abbia impiegato ad arrivare in quella sala ma penso abbastanza. Il dolore è forte, molto forte che decido di entrare subito in vasca, convinta che “sarei stata meglio”. Mi sbagliavo passavo da sudare e aver caldo ad avere i brividi dal freddo ma non avevo il coraggio di dirlo (si può?). A ripensarci quanto l’ho odiata quella vasca e pensare che sono stata tipo 3 o 4 ore addirittura.

Chiedo l’epidurale, la stanchezza era troppa, le forze inesistenti e troppe ore sveglia.. 30 ore? Non ricordo nemmeno più a che ora mi fecero l’anestesia ma era mattina inoltrata o forse già mezzogiorno?…le ore continuano a passare ero esausta, l’anestesista non mi fece nessun effetto, il dolore lo sentivo, eccome se lo sentivo.. Christian continuava a non scendere, le ostetriche non potevano aiutarmi molto, lui non era incanalato per bene ed era troppo alto. Il battito c’era. Lui non soffriva ma io si. Io ero davvero stanca. Arriva il ginecologo a visitarmi e mi dice che probabilmente lui era bloccato dal cordone ma che non stava soffrendo, che stava bene. Le contrazioni erano regolari, ero dilatata da diverse ore ma quella sensazione di spingere non c’è l’avevo. Non l’ho mai avuta. Lui era bloccato, in alto. Mi propongono il cesareo, ma che rimaneva una mia decisione.

No! guardo mio marito ero esausta, guardo i suoi occhi ma dico di no che voglio continuare a provarci, che se lui non soffriva io volevo provarci fino alla fine. Provo, soffro, ma nulla. Ero davvero sfinita, stanca e guardando di nuovo mio marito decido di fare quello che non avrei pensato di fare in 9 mesi di gravidanza e mai e poi mai voluto fare… Un cesareo.

Mi preparano e dopo aver salutato mio marito mi portano in sala operatoria. Avevo paura, e si questa volta avevo davvero paura, ero sola in quella stanza senza di lui. Senza mio marito. Tremavo. Vicino a me avevo l’anestesista che con qualche “coccola” e parolina dolce mi tranquillizzava. Ho iniziato a non sentire più le gambe, avevo davanti a me solo un telo verde che mi impediva di vedere cosa succedeva. Inutile negarlo continuavo a tremare, ero agitata, ero tesa. Dopo pochi minuti alle 19.20 del 2 aprile sento quel pianto, quel pianto tanto atteso che ogni mamma desidera sentire. Pochi secondi passarono che l’ostetrica mi appoggia Christian vicino al viso e li non ho capito più nulla che ho iniziato a piangere anche io. L’emozione che si prova è qualcosa di indescrivibile. Dopo tante ore di attesa, di sofferenza eccolo l’amore della mia vita. Un batuffolo di dolcezza di 3,570 kg per 51 cm.

Lo portarono subito a mio marito che era rimasto fuori ad aspettare. Quando mi riportano in sala parto avevo davanti a me l’immagine che avevo sognato per 9 mesi: mio figlio tra le braccia di mio marito. Un’emozione meravigliosa. Siamo stati in sala parto per quasi 2 ore, momenti che rimarranno davvero nei nostri cuori. Christian aveva due occhioni grandi belli vispi, aperti e curiosi già di scoprire il mondo. Quello che prova una neo mamma è qualcosa di magico, qualcosa di grande.

Mi portano in camera mentre Christian rimase nel nido per i controlli. Il cesareo, fortunatamente, andò tutto bene, non so se era la voglia di fare la mamma ma la ripresa è stata velocissima. Sono stata coricata solo il giorno seguente per via dei punti e (naturalmente) per i dolori. Ma il giorno successivo ero pronta, ero pronta a fare quello che avevo da sempre sognato: la mamma. Nonostante non fosse stato un bel travaglio e nemmeno un bel parto, l’amore che prova una mamma quando stringe il suo bambino è inspiegabile. E a meno di 24 ore dal parto alla domanda: vorresti un’altro figlio? Io ho risposto si assolutamente!